Prefazione

di Eduardo Lauritano

“Il passato reca con sé un indice segreto che lo rinvia alla redenzione. Non sfiora forse anche noi un soffio dell’ aria che spirava attorno a quelli prima di noi? Non c’è, nelle voci cui prestiamo ascolto, un’eco di voci ora mute?” (W. Benjamin)

“Il cronista che enumera gli avvenimenti senza distinguere tra i piccoli e i grandi, tiene conto della verità che nulla di ciò che si è verificato va dato perduto per la storia. Certo, solo all’umanità redenta tocca interamente il suo passato. Vale a dire che solo per l’umanità redenta il passato è citabile in ognuno dei suoi momenti. Ognuno dei suoi attimi vissuti diventa una “citation à l’ordre du jour”- e questo giorno è il giorno finale”. (W. Benjamin)

Questo lavoro ha due grandi meriti: il primo è che solo nel passato possiamo trovare i segni che svelano il nostro presente e le tracce di possibili futuri; il secondo merito è che nel canto popolare rintracciamo i valori fondamentali che hanno tenuto insieme la comunità che ci ha preceduto.

Prima di accennare ad alcuni particolari di questa raccolta di canti popolari vorrei invitare il lettore ad un approccio diversificato: ad una lettura tecnica e sui contenuti, suggerirei di far seguire una lettura mimetica. Mimando e identificandoci con quel mondo possiamo capire e gustare quelle emozioni.

Troviamo nei canti un caleidoscopio di umane passioni, tutte collegate da una ironia popolare, frutto di saggezza secolare e di sorridente e spesso malinconica compassione. Sentimenti scanditi dal ritmo musicale dei versi che si rincorrono come persone innamorate e danzanti. I Canti popolari della penisola sorrentina sono un vero e proprio canzoniere d’amore, scritto a più mani. Un canzoniere che, come quelli medievali, esprime i valori, i gusti, l’etica di un’epoca, di un ethos collettivo. Attraverso giochi di parole, rime, metafore, allegorie e finzioni mimetiche si diramano, in sintesi poetica, i percorsi di formazione sentimentale di un’epoca. Dietro i diversi giochi amorosi si mostra tutto un tessuto sociale che si è costruito in relazioni semplici e insieme trasfigurate e traslate, con una realtà naturale che scandisce i ritmi e gli spazi della vita delle persone.

L’amore è il tema centrale dei canti e prefigura il passaggio essenziale nella formazione e realizzazione di progetti individuali all’interno di un contesto sociale per diversi aspetti arcaico e premoderno. Le azioni della vita si collocano in uno scenario ancora naturale ma risultano evidenti modalità teatrali, anche se non siamo ancora in presenza di una finzione scenica totalmente astratta, tipica dell’arte contemporanea. Nessuna nostalgia del già stato, ma avvertiamo il bisogno, nel difficile tempo presente, di ritrovare nel passato una origine che più ci attrezzi ad affrontare le minacce e i pericoli dei nuovi tempi.

Recuperare la memoria dei senza nomi è anche un modo per restituire all’arte la sua funzione particolare: “Uno dei compiti principali dell’arte è sempre stato quello di creare esigenze che al momento non è in grado di soddisfare” (W. Benjamin).

I canti ci restituiscono immagini di vita quotidiana che esprimono il bisogno di riscatto della storia dei fragili, degli ultimi, dei vinti. L’arte della memoria è la sola che può dare alla loro storia una possibilità di redenzione. Il nostro futuro dipende dal passato, ma dobbiamo cambiare la lettura del passato per trovarvi l’origine di un nuovo futuro. Non sarà un rapporto causale e meccanico, parafrasando Nietzsche, ma dovrà essere “umano troppo umano”. Ridare voce al passato, obliato dalla retorica dei vincitori, è il debito morale di ogni nuova generazione e insieme il seme di una più giusta storia umana. Una memoria neutra o l’oblio non rendono giustizia al nostro passato.

Nella loro ricchezza di suoni, parole e immagini, i canti popolari ci restituiscono desideri e sogni dell’umanità che in tempi e luoghi diversi ci ha preceduto. La storia non è un graduale e continuo susseguirsi di eventi, ma è l’irruzione di un passato nel momento presente, quando sul presente incombe una grave minaccia. Il tempo storico nasce da una improvvisa frattura che fa riemergere un passato dimenticato dalla coscienza egemone. Nasce così quella particolare fusione storica di passato e presente teorizzata nei saggi di Benjamin o nei romanzi di Proust. Una temporalità tipica della storia dove il presente si misura con il suo passato, lo reinterpreta alla luce di una possibilità di redenzione storica. Ciò che si mostra come novità non è altro che il riapparire di un frammento del già stato della nostra umanità. Vero storico o vero ermeneuta è colui che vede il futuro nel passato, dialettizzando questo movimento con un’immersione totale nelle tracce dei vissuti del passato.

Non solo il critico letterario ma anche lo storico e il filosofo devono avvicinarsi ai testi dei poeti, individuali e collettivi, che sono i veri scultori delle passioni e dei sentimenti umani e popolari. Ricordare il passato non sarà una semplice ricapitolazione di eventi, ma un modo per restituire agli esclusi la scena della realtà storica.

Già i Greci distinguevano tre modalità del tempo: chronos, la successione temporale cronologica, misurabile e spazializzabile, il tempo che tutto genera e tutto divora; aión, l’eterno, ciò che non ha origine e non ha fine, l’immobile; infine kairós, il tempo opportuno, critico, del mutamento e cambiamento, nonché l’evento, l’istante che segna il corso dell’uomo e della storia. Il curatore, con questa appassionata raccolta di canti popolari, ci invita a cogliere queste diverse sfumature del sentimento del tempo che si avvertono nelle infinite passioni e angosce dell’uomo di ogni epoca.