26 — ’Nu juorne . . . . . . .

’Nu juorne . . . . . . . . Vene ’nu cacciatore e quatto cane, E me schianaje ’na pezza de lepine; E isso conzumaje ’na pezza ’e rane. Io a dicere: — « Abbie, malandrine, « Tu tiene ’ncapo ’e consumà’ lu Chiano. » Chillo ’nfaccia me ’ngrilla ’a scuppettella E si era mangiato cucuzzella A me certo chiavava ’a cacarella. Po’ sentiette tante strille, Che decevano: — « Aiuto, aiuto! » Io curriette e diciette: Ched è? « Niente! N’auciello rampino, « Nu’ me nce fire e i’ abbecino! »

Un giorno . . . . . . . . . viene un cacciatore e quattro cani: e qua mi spiana un campo di lupini, e là mi azzera un campo di grano. Io a dirgli: — « Va’ via, malandrino! Hai voglia di sconquassare il Piano? » E lui mi spiana in faccia la scoppetta e per sorte non avevo mangiato zucchine ché se no non avrei tenuto il ventre. E poi sentii tanti strilli e tanti che chiamavano: — « Aiuto aiuto! » E corro e chiedo: Che succede? « Nulla, un rampichino mi manca il cuore d’andargli vicino! »